Chanel News

  • Da Elisabeth Quin
    in SHOW INSIDER. (Ultimo aggiornamento : mercoledì 14 marzo 2012)

    COLLEZIONE PRÊT-À-PORTER
    AUTUNNO-INVERNO 2012/13
    BY ELISABETH QUIN

    Adoro il cristallo, semplice e irresistibile nello spettacolare decoro del Grand Palais. Da un pavimento immacolato, luccicante come zucchero o neve, si erge una foresta di cristalli giganti, viola, bianchi, opachi o con sfumature di grigio. Un paesaggio silenzioso e alieno richiama la tradizione joaillière della Maison ed emerge come un mondo fantastico di minerali giganteschi. Affascinante, proprio come l’attenzione al dettaglio e il tocco giocoso della Maison Chanel. Dopotutto, i cristalli sono rocce dal cuore duro.

    Emblema della collezione, il cristallo impreziosisce con munificenza i collier, i risvolti dei cappotti, gli abiti in tweed, il meraviglioso maquillage di Peter Philips e le sopracciglia ricamate da Lesage. Il cristallo è una pietra misteriosa, quasi magica per la sua luminosità, costituita da un insieme ordinato di atomi che si ripetono secondo un modello regolare, in cui il più piccolo elemento è riprodotto per formare una struttura reticolare: la massa di atomi che forma la solida roccia.
    La silhouette Chanel per il prossimo autunno non manca di spirito, ritmo e fascino. Teste che appaiono più minute con i capelli lisci raccolti all’indietro e asimmetrici sandali in pelle dall’effetto invecchiato, altissimi tacchi in plexiglass decorati con cristalli, pantaloni attillati e leggings preziosi che aderiscono come una seconda pelle, per una allure più accentuata.

    Un’allure multiforme e ultraseducente: lo streetwear è rappresentato dai ricami e dal taglio sapiente di un parka in tweed; la femminilità e la sovrapposizione costituiscono il cuore della collezione. Gonne svasate sono abbinate a pantaloni ultra-raffinati chiusi da un bottone e giacche in tweed. Questo ensemble si trasforma con sontuosi cappottini indossati su abiti in tweed dal taglio perfetto, audaci leggings verde-muschio, una giacca ametista e una gonna abbottonata lateralmente, o con un completo estremamente casual in pizzo grigio-tortora laminato: pantaloni, abito e blazer.

    L’accessorio del momento è il cappuccio: onnipresente e giocoso, lussuoso quando è oversize o ricamato con minuscoli cristalli. Il cappuccio sottolinea una femminilità moderna che si muove al ritmo della vita di tutti i giorni, quella della donna Chanel costantemente immersa nella società complessa e frenetica in cui vive.
    Abbigliamento abituale fra bambini, monaci e rapper, il cappuccio cela il volto mentre ne esalta i tratti, proteggendoli…
    Applicazioni di piume nei toni pacati del bosco in autunno decorano il collo e le spalle di un cappotto o di una giacca interamente ricamata.

    Meravigliosi cappotti lunghi in tweed, con martingala, sono indossati con disinvoltura Chanel e – perché no? – con le mani in tasca.
    Jeans color ametista o smeraldo striati con cuciture luccicanti conferiscono un tocco in più all’insieme irresistibile di pantaloni in tweed grigio e bianco, un maxi pull a quadri lavorato a maglia ed una chèche con una strepitosa stampa a mosaico. Ed ecco, all’improvviso, una visione eterea piena di poesia: una vestale d’inverno avanza con un semplicissimo abito di voile nero ed una chèche antracite intorno al collo.

    Sontuosi gioielli arricchiscono l’intera collezione, affermando il potere del minerale e la sua armonia femminile: bracciali sovrapposti in metallo impreziositi da cristalli, plastron decorati di turchesi e di gemme dal colore della tempesta e collier ricamati con cristalli, in stile anni ‘70.

    Foto Backstage by Benoît Peverelli

     
  • Da Elisabeth Quin
    in SHOW INSIDER. (Ultimo aggiornamento : martedì 7 febbraio 2012)

    SFILATA HAUTE COUTURE
    PRIMAVERA-ESTATE 2012
    BY ELISABETH QUIN

    Evasione dello spirito. Un volo d’amore che non si stacca mai dal suolo! L’intera collezione Haute Couture Primavera-Estate 2012 ne è permeata: amore per l’eccellenza, per i materiali, per la capacità di incantare il pubblico e per il prezioso savoir-faire degli artigiani della Maison Chanel. Non manca tuttavia un po’ di humor in stile… “Catch me if you can”: martedì 24 gennaio al Grand Palais, all’interno della cabina di un aereo perfettamente ricostruita, si respira un je-ne-sais-quoi degli spensierati anni Sessanta e del mito del viaggio in aereo a bordo della famosa compagnia Pan Am. Hostess dall’aria maliziosa, linee essenziali ed una sobria eleganza danno il benvenuto nel 2012. Nessuna Business Class, qui tutti sono seduti in Prima Classe – questa è la democrazia secondo Chanel!

    Mentre soffici nuvole prendono forma sopra le nostre teste, in netto contrasto con le norme di costruzione degli aerei, la collezione inizia con una serie di abitini da giorno, di una purezza straordinaria, con colli rouleau, punto vita basso e tasche sotto i fianchi che invogliano ad assumere l’atteggiamento emblematico di questa collezione: le mani in tasca. Le mani libere da qualunque accessorio, le menti libere dalle costrizioni borghesi, una disinvoltura molto Coco Chanel, l’eleganza con un pizzico di insolenza. Come si addice ad una collezione sospesa tra cielo e terra, la Couture declina tutte le sfumature di blu, sinonimo di infinito, ma anche di opulenza e regalità. Ardesia, zaffiro, lavanda, turchese, cobalto, blu notte e blu marine, senza dimenticare il nero, così caro a Chanel.

    Tutte le sfumature sono rese più evidenti dai giochi di luce creati dalle paillette e dai ricami di cristalli cabochon, piume e strass. Dall’opaco al lucido, tutti avremmo voluto toccare quell’abito rivestito di paillette blu, con maniche a sbuffo e ricamato con motivi che evocano sia l’arcobaleno che la coda di un pavone. Abbiamo immaginato di accarezzare delicatamente la lunga gonna di tweed grigio-blu, ricamata con fili iridescenti, che sul fondo si trasforma come per magia in pizzo. Lunghi cappottini neri, un audace tubino nero con bretelle che si incrociano attorno al collo e che disegnano una scollatura in netto contrasto con la grazia eccentrica delle maniche plissettate ricorda un uccello del paradiso.

    Una straordinaria collezione che spazia tra la silhouette degli anni Venti, il design grafico degli anni Sessanta e il punk furioso e imbronciato degli anni Ottanta, con acconciature in stile moicano, accentuate per contrasto da sontuosi bijoux per capelli, molto lontani dalla tipica estetica punk. Camelie luccicanti, lune incastonate di gemme, piume che si levano con un fruscio celestiale e calze sopra il ginocchio ricamate con costellazioni di stelle si uniscono al pantheon degli oggetti del desiderio presenti nella collezione.

    Una nuvola percorre la cabina – che tocco di classe! Questo vaporoso abito da sera è di una purezza commovente, proprio come le nuvole. La sfilata è giunta alla fine. Sollevando lo sguardo verso il soffitto di vetro, scorgiamo il cielo stellato.
    “Un jet supersonico taglia i miei pensieri con un Bang, lasciando nel cielo la sua sigla, silenziosa, ondulata, bianca” (Louis Aragon)

     
  • Da Elisabeth Quin
    in SHOW INSIDER. (Ultimo aggiornamento : giovedì 22 dicembre 2011)

    MÉTIERS D’ART PARIS-BOMBAY
    BY ELISABETH QUIN

    Un profumo di gelsomino si sprigiona dalla Galerie Courbe del Grand Palais; insolito per Parigi nel mese di dicembre. Travi metalliche sostengono enormi lampadari di cristallo. Vecchi muri di mattoni sono ricoperti di marmo grigio chiaro, scolpito come la facciata di un palazzo Mogol. Una fantasia da sogno. Cesti carichi di manghi, rose e pistacchi sono illuminati dalla luce dorata delle candele. Un trenino d’argento corre senza mai fermarsi lungo il binario elettrico posto intorno ad un banchetto principesco, sontuoso come non si è mai visto ad ovest di Jaisalmer.

    Sbuffa il camino con la doppia C di Chanel. Questo grazioso Dar(jee)ling Express è un’allegoria della sfilata: un viaggiare senza muoversi, fuori dal tempo, in un’India immaginaria ricreata da Karl Lagerfeld e Chanel nel Grand Palais dei Maharaja, per rendere omaggio ai Métiers d’Art, così preziosi per la Maison. Un’incontro del tutto ovvio: l’India è fatta per Chanel. La stessa Coco Chanel, sul finire degli anni Cinquanta e all’inizio degli anni Sessanta, aveva disegnato alcuni modelli ispirati all’abbigliamento indiano.

    I tessuti utilizzati sono estremamente pregiati: broccato di seta, lamé d’oro e d’argento, crêpe, satin duchesse, perle, ricami, motivi floreali mogol dipinti a mano e cascate di perle.
    Gli androgini abiti tradizionali sono rivisitati con allegria e grazia leggera: bianchi jodhpur sotto una giacca aderente in tweed bianco; sinuosi pantaloni pigiama “salwar” indossati sotto fluenti tuniche “kameez” tempestate di strass o decorate con fasci di grano dorato su sfondo nero; sari e pantaloni da odalisca in velluto color melograno e ricoperti di strass, abbinati a raffinati salwar o a stivali alti con zip in morbida pelle bianca stampata. I caratteristici drappeggi fluttuano in modo sensuale in un fruscio di gonne da odalisca, vera firma di questa collezione. Splendida la redingote militare tempestata di strass, le diverse interpretazioni dell’achkan e la giacca di broccato con il classico collo Nehru, le tasche luccicanti di specchietti e le decorazioni di perle barocche.

    Adoriamo le giacche militari da motociclista ricamate con paillette dorate e indossate su una gonna bianca svasata a pannelli, decorata con galloni dorati, perfetta per un derviscio turbinante. Ci sentiamo svenire alla vista della giacca con le spalle ricoperte di diamanti e al crepitio del “rani pink”, il caldo rosa indiano, sontuosamente domato da una giacca di tweed indossata sopra pantaloni da odalisca in lamé d’oro ed un tailleur su misura nero e rosa. Rimaniamo affascinati da un fantasioso abito da sera bianco e dalla sua “dupatta”, una lunga sciarpa di voile. Il Fuggitivo, come direbbe il poeta Rabindranath Tagore.

    I sandali bassi da vestale nelle varie versioni conferiscono un’allure fluida e giovanile, in contrapposizione con scarpe neo-rock ispirate alle mojari e a stivaletti piatti ricamati con paillette dorate che si rifanno alla Swinging London. I manicotti-bijoux in pelle o di rete argentata e i capelli arruffati tipo rasta conferiscono un tocco hippie di lusso all’atmosfera Goa anni Settanta della psichedelica colonna sonora di Michel Gaubert.

    Alla fine, questa incantevole collezione Métiers d’Art, dedicata al savoir-faire degli artigiani, celebra un’India immaginaria. Eppure l’allure ultra-moderna della sua eroina, androgina e femminile al tempo stesso, attinge al patrimonio spirituale indiano: Shiva e Shakti, il principio maschile e quello femminile uniti e riconciliati. La donna Chanel ha trovato il suo dharma.

    Foto © Olivier Saillant

     
  • Da Elisabeth Quin
    in SHOW INSIDER. (Ultimo aggiornamento : martedì 13 settembre 2011)

    LA SFILATA HAUTE COUTURE
    BY ELISABETH QUIN

    Dalle vertiginose altezze della fantasia, arroccata in cima ad una colonna bianca e nera, in una ricostruzione di Place Vendôme, una Coco Chanel monocroma di certo non intratteneva gli ospiti della sfilata Haute Couture al Grand Palais, ma, impassibile, osservava con distacco l’irrequietezza del mondo della moda, dell’intero secolo, in una sera d’estate del 2011… Sfrontata, con un’irriverente prospettiva dal basso verso l’alto tale che, alzando lo sguardo verso Coco, riuscivamo a vedere sotto la sua gonna… Ci immaginiamo il dietro le quinte della moda. Ancora una volta Karl Lagerfeld si è divertito in modo affettuoso con la sua musa. La collezione Haute Couture ci conduce in modo straordinario attraverso le silhouette, le icone e i simboli che costituiscono l’estetica Chanel, dal 1880 ad oggi.

    Nel 2011, tratti androgini si mescolano ad uno stile estremamente femminile, il lusso rifiuta l’ostentazione e dettagli rock spezzano nettamente la lineare purezza dell’eleganza. Un abito da sera fucsia con scollo a barchetta è abbinato a maliziosi guanti senza dita in voile nero ricamato. Le note rock sono sottolineate da una cerniera stile motociclista che percorre su tutta la lunghezza un tailleur da sera matelassé, ricoperto di paillette e finemente ricamato. Le piume, i voile e le frange di pizzo regalano alle modelle l’allure di cigni bianchi e neri.
    Lagerfeld propone delle rivisitazioni di gonne Godet, giacche sontuose, colletti alla Peter Pan, tailleur senza colletto o dal taglio dritto, spalle tagliate in modo sensuale, brillanti “trompe-l’oeil” di bottoni di strass ed ancora colli alti alla Karl che esaltano l’eleganza di una silhouette slanciata. Stivali bicolore, trasparenti o interamente ricamati di Massaro trasmettono giovinezza e movimento.

    Nel 1880 la paglietta diventa l’accessorio principe. Ritorna anche oggi, onnipresente, ornata di piume, tulle o nastri, ricamata, ricoperta di camelie, rivestita di tweed, adatta ad ogni occasione, la paglietta sottolinea l’intera collezione come un punto esclamativo. Legata indissolubilmente a Coco Chanel che, amandola per la sua semplicità, prese ispirazione dall’abbigliamento dei vogatori e degli appassionati di ciclismo all’inizio del XX secolo e la fece subito propria. La notte stellata al Grand Palais ricorda il dipinto di Renoir del 1881 “Le déjeuner des canotiers” alla Maison Fournaise a Chatou, Francia. Un ritornello tipico dei canottieri recita così: “Con le loro canottiere e i cappelli di paglia, i rematori sono più eleganti di tutti quei giovani dandy!” (da “Canotage, Glouglou, Stella et Mignonne” di Alain Chartier, 1859).
    Risultato: un continuo rimando ai decenni passati riproposti in chiave moderna, per esaltare una silhouette giovane, sempre elegante… con un tocco di impertinenza.

    Guardate l’intera sfilata su www.chanel.com

     
  • Da Elisabeth Quin
    in ARCHIVIO. (Ultimo aggiornamento : lunedì 7 maggio 2012)

    EDEN-ROC, COLLEZIONE CROISIÈRE
    BY ELISABETH QUIN

    “Un’atmosfera luminosa e frizzante sospesa fra le stelle”. Così, negli anni Venti, lo scrittore Scott Fitzgerald descriveva la magia della Costa Azzurra: la stessa magia si respirava durante la sfilata Croisière all’Eden-Roc, lunedì 9 maggio.
    Dopo aver attraversato la pineta incantata dell’Hôtel du Cap, Vanessa Paradis, Carolina di Monaco, Anna Mouglalis, Blake Lively e pochi altri fortunati hanno preso posto ai tavoli situati lungo la passerella che porta al mare. Anche la Terra sembrava adeguarsi ai sottili dettami della Primavera. I modelli che hanno sfilato per primi hanno subito definito il carattere di questa collezione Croisière: molto femminile, molto sexy e molto glamour, proprio come desiderava Karl Lagerfeld. Meno “young in the Sixties” rispetto alla collezione Croisière 2010-11 di Saint-Tropez e ricca invece di riferimenti alla storia della Costa Azzurra degli anni Venti, Trenta e Quaranta, ma priva di nostalgia, poiché la nostalgia è nemica del movimento. Riflettori puntati sui tailleur giallo narciso e porpora molto attillati, quasi una seconda pelle, in contrasto con fantastici stivali futuristici neo-giapponesi, aperti in punta: il risultato è una silhouette slanciata e un’allure contemporanea!
    Il nero e il bianco simmetrici di un gilé e di un mantello dalle linee morbide richiamano un dipinto di Fernand Léger degli anni Venti. Una serie di costumi da bagno molto sgambati e ricoperti di strass richiama le bizzarrie di Marie-Laure e Charles de Noailles e il loro film d’avanguardia sulla ginnastica “Biceps et Bijoux”. Co-protagonisti della collezione splendidi gioielli e meravigliose pietre. Il classico tubino nero che incarna l’essenza di Chanel è impreziosito da un collier Comète di diamanti, adagiato sul decolleté di Karolina Kurkova. Qui, su questa Riviera leggendaria, in questo mondo sospeso tra sogno e realtà, i bijoux – come i marchesi – escono alle cinque in punto per un bagno in mare. “Il sale marino corrode i decori dei costumi, i diamanti invece adorano l’acqua di mare. Basta con gli ormai superati dettami della moda che impongono di indossare i gioielli solo di sera!”, scherza Karl Lagerfeld.
    Come nella scena di un film, Kristen Mc Menamy sfila circondata da ragazzi belli come il sole. All’improvviso, un profumo di Hollywood si diffonde nell’aria della sera, come se Rita Hayworth, simbolo degli anni 40 e moglie di Ali Khan, fosse tra noi… eppure è lontana anni luce… “glam oblige”. Questi personaggi in cardigan a coste e trench leggeri avrebbero potuto essere Beau Gosse, Perlouse e La Championne de Tennis di “Le Train Bleu”, l’operetta musicale scritta da Cocteau e Milhaud per cui Coco Chanel realizzò i costumi nel 1924.
    Dopo l’eleganza senza tempo della splendida collezione Croisière, con le sue muse del passato e del presente, gli ospiti si sono accomodati su piccole sedie in legno per assistere al film di Karl Lagerfeld “Tale of a Fairy”. Girato in tre giorni dallo stesso Karl Lagerfeld. Alternando nero, bianco e colore, il film esplora l’androginia e le alterne vicende del cuore ed è stato accolto con grande entusiasmo dal pubblico.
    Considerata l’emozione, l’intensità dei tre personaggi femminili e la convincente regia (che richiama lo stile di Ophüls e di Thomas Winterberg), il film era atteso con ansia. La Fairy lascia il posto a Ferry. Il “dandy coroner” Brian Ferry si è infatti esibito in un concerto molto intimo, perfettamente in armonia con la magica eleganza dell’ Eden-Roc e della collezione Croisière. “Love is the drug. Beauty is a manifesto”.

     
  • Da Elisabeth Quin
    in ARCHIVIO. (Ultimo aggiornamento : lunedì 7 maggio 2012)

    IL GIORNO IN CUI MOBILE ART ATTERRÒ
    ALL’ISTITUTO DEL MONDO ARABO…
    BY ELISABETH QUIN

    Un’astronave sensuale e pacifica. Un sogno futurista. Un grande animale addormentato, tenero e luminoso. L’arrivo di Mobile Art di Zaha Hadid nella piazza davanti all’Istituto del mondo arabo (IMA) a Parigi sembra un’allucinazione, la sua presenza è invece forte e reale.
    Dopo aver fatto tappa a Hong Kong, Tokyo e New York nel 2008, esponendo le opere di artisti contemporanei ispirati ai simboli della Maison Chanel, il padiglione ha trovato casa.
    Progettato nel 2007, fu commissionato per Chanel da Karl Lagerfeld, grande ammiratore del lavoro di Zaha Hadid. “Disegna un padiglione per me!”, le disse. E fu così che nacque “Mobile Art”.
    Il risultato fu un padiglione mobile di forma ellittica di 80 tonnellate, lungo 45 metri e con una superficie di 700m2.
    Chanel ha donato Mobile Art all’IMA su richiesta del suo presidente, Dominique Baudis. Non è stata però una sponsorizzazione aziendale, bensì una semplice donazione, senza altri scopi, motivata unicamente dalla passione di Chanel per l’arte.
    Per celebrare questo triplice avvenimento – architettonico, urbanistico e politico – il 28 aprile l’IMA ha ospitato una serata alla quale erano presenti Karl Lagerfeld e i due “starchitectes” Zaha Hadid e Jean Nouvel, vincitori del premio Pritzker.
    Mobile Art è la prima opera parigina di questo architetto inglese di origine irachena. La sua installazione nella piazza davanti all’Istituto del mondo arabo inaugura un emozionante dialogo tra due capolavori: l’edificio dell’IMA, progettato da Jean Nouvel nel 1981 e inaugurato nel 1987, parallelepipedo perfetto, imponente, decorato con moucharabiehs, tipici della tradizione architettonica araba, e Mobile Art che unisce intuizione e costruttivismo con le sue forme organiche e la sua “pelle” interiore.
    Due modi diversi di concepire l’architettura, due princìpi, uno maschile, l’altro assolutamente femminile e sensibile.
    Il dialogo è iniziato. Forme contrastanti e complementari. Osmosi magica. Dopo la mostra inaugurale – “Zaha Hadid: un’architettura” – che conduce il visitatore a scoprire l’affascinante ricerca di Hadid sul Parametricismo, da ottobre 2011 Mobile Art ospiterà l’arte contemporanea del mondo arabo.
    “Viviamo tra cemento e sogni”, afferma Adam Zagajewski, uno dei poeti presenti all’inaugurazione. Il sogno è proprio qui, sulla piazza davanti all’IMA.

    Foto: Delphine Achard

     
  • Da Elisabeth Quin
    in ARCHIVIO. (Ultimo aggiornamento : lunedì 5 marzo 2012)

    SFILATA PRÊT-À-PORTER
    BY ELISABETH QUIN

    Immaginate il Grand Palais trasformato in un paesaggio post apocalittico, in un dipinto a grandezza naturale di Anselm Kiefer o in una visione delirante di Michel Houellebecq nel suo periodo Lanzarote.

    Sabbia nera sparsa sul pavimento e assi di legno grezzo come passerella. Alberi scheletrici, simili ad ombre, fanno da scenografia alla sfilata. Nuvole di fumo salgono dal pavimento: tutto è molto suggestivo e inquietante… Grandioso, come le due scatole giganti da cui escono le modelle, simili ad ombre cinesi, illuminate da una luce bianca, così splendente da sembrare vestite con una tuta anti-radiazioni.

    Non vi è nulla di languido, romantico, dolce nella collezione Prêt-à-Porter Autunno-Inverno 2011/2 proposta da Karl Lagerfeld. Nulla di tenero o rassicurante. È invece una collezione radicale, grunge, anti-borghese.
    Una silhouette sovversiva che dalla strada, dal rock, dalla vita notturna attinge tutto ciò che è duro e ostile e lo trasforma in “insolent chic”, in guerriero, in una figura androgina super sexy. Una silhouette la cui eleganza si allontana dall’idea di classicismo e dalla concezione di una donna che ancheggia e porta tacchi alti. Sono proprio le donne capaci di giocare con gli archetipi del maschile e del femminile che indosseranno questi abiti.

    Accessorio emblematico della collezione sono i “Rangers”, gli stivali usati dai soldati americani nel 1944 e da tutti i militari negli ultimi cinquant’anni. Questi stivali sono per Chanel il tocco finale che completa brillantemente quasi tutti gli abiti, sia che si tratti di una mantella di rete metallica argentata, di una giacca in tweed con un motivo “pied de poule” indossata su pantaloni di lana, di un audace abbinamento quale un miniabito di pizzo nero e un piumino matelassé indossati con dei leggings grigio scuro che svaniscono dentro “écharpes de cheville”!

    Un’altra insolita combinazione è formata da splendidi mini-bolero in tweed con bottoni bijoux indossati sopra giacche nere molto austere, pantaloni di lana grigio antracite e pesanti calzature verde bronzo. Oppure la sontuosa giacca “bleu canard” interamente ricoperta di paillette che dona un “je-ne-sais-quoi” lussuosamente informale ad un paio di pantaloni neri alla giapponese, indossati con un paio di “Rangers” in contrasto con l’effetto generale.

    L’idea è di rompere con le tendenze di stile e cogliere gli spettatori di sorpresa… in altre parole, mantenere uno stato di rivoluzione permanente. Le tute, altro simbolo di questa collezione, si sono rivelate un vero e proprio colpo di fulmine: sembrano pensate appositamente per le piste da sci, per la campagna o per la città. La nostra preferita è indossata da Caroline de Maigret: nera e ricoperta di paillette, diventa molto sensuale grazie ad alcune zip sulle spalle e sul décolleté.
    Non era mai successo prima che una collezione Prêt-à-Porter di Chanel presentasse tanti richiami al mondo del lavoro e alla strada. Ci hanno colpito anche le maglie e i due lunghi abiti “grungy-chic”, comodi e rassicuranti, nei toni del grigio melange con bottoni bijoux, indossati sui “Rangers” Chanel.

    Piccole borse rotonde, nere o bianche, sono portate sul dorso nella mano, come “tirapugni”. Qua e là si intravede una caviglia scoperta che valorizza pantaloni larghi con revers. Le tute da sera sono più sofisticate grazie a pizzi e motivi traforati che creano un gioco di vedo/non vedo, regola fondamentale nell’arte della seduzione.
    Una silhouette decisamente anti-borghese quella che trionfa in questa collezione e che sorprende per la sua personalità, il suo spirito rock e la sua allure.

    Guarda l’intera sfilata su chanel.com

     
  • Da Elisabeth Quin
    in ARCHIVIO. (Ultimo aggiornamento : mercoledì 1 febbraio 2012)

    HAUTE COUTURE, HAUTE CULTURE…
    BY ELISABETH QUIN

    L’Haute Couture è un connubio di sogni, materiali preziosi, duro lavoro ed eccellenza. È un omaggio agli artigiani del lusso, una voluta pazzia, un Atlantide scintillante che ci abbaglia due volte l’anno, a garanzia del fatto che, in un mondo globalizzato di produzione robotizzata, rimane ancora un santuario, un luogo nel quale gli abiti sono realizzati a mano con amore, nel corso di centinaia o addirittura migliaia di ore.
    Il termine “Haute Couture” potrebbe essere legalmente ristretto, ma la sua ispirazione poetica non conosce confini!
    Oggi, in Francia, l’Haute Couture continua a sostenere gli artigiani, gli ateliers e i fornitori che trasferiscono le loro competenze uniche e specialistiche alle nuove generazioni. Chanel ha acquisito e fuso alcuni di questi rari ateliers, come quello di ricamo di Lesage e la lavorazione delle piume di Lemarié, garantendo che la loro competenza si tramandi e la loro abilità artistica sopravviva.
    L’Haute Couture è un tesoro nazionale francese, eppure è stata inventata da un inglese, Charles Worth, al tempo di Napoleone III. Appena un secolo dopo aver decapitato il suo re, la Francia capì rapidamente che il lusso poteva fungere da inimitabile ambasciatore del “savoir faire” francese.
    Dopo Worth, couturiers come Callot, Patou, Poiret, Vionnet, Lanvin hanno continuato a vestire magnificamente le donne, sempre senza prendere in considerazione la loro silhouette…
    In quel momento, Gabrielle Bonheur Chanel, detta Coco, arrivò sulla scena con le mani in tasca e una sigaretta tra le labbra. Era circondata da un’aria di nonchalance, allure atemporale ed eleganza fuori dal comune nei suoi tailleurs ed abiti in jersey incredibilmente fluidi, che hanno rappresentato una vera rivoluzione per le donne. Sembrò un passo naturale, ma qualcuno doveva esserne il precursore, qualcuno con l’intuizione e il talento di capire che cosa le donne volessero, desiderassero, prima ancora che lo sapessero loro stesse. Chanel fu una rivoluzionaria, una visionaria? Assolutamente!
    La collezione Haute Couture Chanel Primavera-Estate 2011 ha creato uno splendido legame tra gli anni Venti e il XXI secolo.
    Vita bassa, busti sottili e piedi esili racchiusi in ballerine con nastri
    trasparenti sono stati mescolati ai colori delle nuvole o a perle ed onde
    di lustrini luccicanti, mentre camicie ricamate sono state abbinate a
    jeans Couture che slanciano le gambe all’infinito… Si tratta di uno
    stile più giovane e più leggero che rifiuta qualsiasi tipo di pesantezza borghese.
    La collezione è caratterizzata da una totale grazia e da materiali di lusso
    che lasciano il segno con ricercata sobrietà, interpretando uno stile
    che fu per Coco Chanel come una seconda natura…

    Foto: Benoît Peverelli

     
  • Da Elisabeth Quin
    in ARCHIVIO. (Ultimo aggiornamento : lunedì 5 dicembre 2011)

    LA SFILATA PARIS-BYZANCE
    BY ELISABETH QUIN

    Una serata di neve e pioggia quella del 7 dicembre 2010 a Parigi. Dopo aver attraversato il cancello nero in ferro battuto al 31 di rue Cambon, saliamo le scale fino al salone Couture ed entriamo in un luogo magico che ci riporta indietro nel tempo, a 15 secoli prima, sulle rive del Bosforo, nel cuore dell’Impero Bizantino. Siamo stati trasportati al tempo quando Costantinopoli non era ancora chiamata Istanbul, ma la Sublime Porta tra Oriente e Occidente! Le pareti sono ricoperte di paillettes bruno-dorate, lanterne orientali diffondono una tenue luce sensuale come in un harem ed in quest’atmosfera ovattata si ha la tentazione di abbandonarsi sui soffici divani, ricoperti di cuscini dipinti a mano. Turkish Delight… Parigi sembra così lontana… Ed ecco che si sente lo splendido, ironico suono senza tempo delle monete in un registratore di cassa del brano “Money” dei Pink Floyd, tratto dall’album “The Dark Side of the Moon”. L’umorismo di Karl Lagerfeld colpisce ancora. La sfilata ha inizio…
    Cappotti aderenti in tweed nero, ricamati con fili d’oro, cuissardes bicolore, bianchi e neri, giacche sartoriali, pantaloni di raso, affusolati e stretti come una seconda pelle: la donna che sfila in passerella e che si moltiplica davanti ai nostri occhi sotto le volute psichedeliche dei Pink Floyd è inquietante nella sua elegante androginia. È l’opposto di tutti i cliché orientali evocati dai nomi Bisanzio e Istanbul.
    Se fosse una sultana, avrebbe le ali ai piedi (indosserebbe sandali raso terra decorati con arabeschi), i suoi fianchi sarebbero stretti, la vita sarebbe sottile, indosserebbe piccole gonne sartoriali abbinate a vistose giacche da sera ricamate. La nostra donna immagina di essere una sultana, solo per un giorno o solo per una notte, non è il suo destino ma solo un gioco….
    Gli accessori sono stravaganti nelle rifiniture, borse 2.55 impreziosite dai ricami di Lesage, piccole borse rigide, che ricordano teiere cinesi, sono decorate con pietre preziose, il taglio rigoroso degli abiti è sottilmente valorizzato dall’opulenza dei corsetti.
    Poi sfilano le tuniche da Maharani, le pantofole di raso rosso con tacchi-gioiello, un rigoroso vestito nero con un colletto di raso bianco, una gonna di pelle nera abbinata ad una giacca con maniche a tre quarti, abiti in tweed bordeaux, marron glace, avena, oro antico, manicotti trapuntati, color bronzo… Il savoir-faire degli artigiani! Eteree variazioni sul tema del mosaico, simbolo dell’arte Bizantina!
    Rimaniamo colpiti dai pantaloni modello harem color verde smeraldo, indossati bassi, sui fianchi, o larghi, e dal modello in velluto a coste con il suo aspetto “hippie de luxe”… infatti, tutti gli stili d’Oriente e del Sud hanno ispirato questa collezione, da Pierre Loti a Giustiniano il Grande ed anche Talitha Getty a Marrakech agli inizi degli anni ’70, quando all’improvviso sfila un sublime abito da sera in voile traforato e ricamato… le modelle si muovono con una nonchalance quasi surreale… una tunica bianca e nera, che richiama le Crociate, è abbinata ad una giacca da sera rivestita di paillettes dorate, indossata aperta, nella sua innocente bellezza, perché questo tipo di lusso è tutt’altro che ostentato, è “mat”, come si dice dell’oro o di una superficie…
    Ed infine appare Freja Beha per l’ultima uscita, indossa un lungo ieratico mantello nero, allure stravagante, tessuti preziosi, voile, pizzi, ricami, ci sembra quasi di scorgere l’imperatrice di Costantinopoli, Teodora, che Karl Lagerfeld vide raffigurata in uno dei mosaici della Basilica di San Vitale a Ravenna E che subito lo colpì.

    Foto: Olivier Saillant

     
  • Da Elisabeth Quin
    in ARCHIVIO. (Ultimo aggiornamento : lunedì 10 ottobre 2011)

    PRÊT-À-PORTER PRIMAVERA-ESTATE 2011
    BY ELISABETH QUIN

    Grand Palais, Parigi, 5 Ottobre

    Cos’ è successo al Grand Palais? Cancellato, vaporizzato, sostituito da un sogno di pietra, uno straordinario giardino settecentesco, che è anche un’esperienza cinematografica…Martedì 5 Ottobre, 2.800 spettatori incredibilmente calmi, meravigliati come bambini, sono come fermi nel tempo. Qualcosa di speciale sta accadendo. C’è eleganza. C’è poesia. Tre fontane zampillano, la Symphony Orchestra Lamoureux e i suoi 80 musicisti in frac aggiungono una nota magica, insolita a questa sfilata. Siamo sicuramente da Chanel, nel 2011, ma siamo anche sul set di “L’anno scorso a Marienbad”, diretto da Alain Resnais nel 1960, e con Kubrick, durante le riprese del film “2001 Odissea nello spazio”, tutto ciò crea un’emozione lievemente anacronistica. È un’età mitica, dove le donne sono sensuali con nonchalance, maliziose, ma eleganti, eteree ed intense. Come questa collezione Prêt-à-porter Primavera-Estate 2011. L’immagine della donna Chanel è Delphine Seyrig in Marienbad (vestita da Chanel per il film), ma anche Freja Beha, Stella Tennant e Inès de la Fressange, acclamata con un lungo applauso, un’apparizione chic, con un lungo abito da sera nero, ricamato, con trasparenze e ballerine di raso.
    La parola chiave della collezione è leggerezza. Tessuti leggeri, voile nero tinta unita o decorato con motivi raffinati, trame sottili di tulle pregiato. Tantissime piume, sia per il giorno che per la sera, piume ricamate su tweed, sul fondo di abiti corti e perfetti, gorgiere di piume, maniche di piume, piume ovunque, come il vestito in piume di struzzo color pesca, così semplice, ma così sensuale.
    Il modo per far nascere il desiderio è rivelare, ma ancora di più nascondere: jeans grigio chiaro o bianchi con fori, strappi sapientemente collocati qua e là su una giacca lasciano immaginare la pelle sottostante.Una uscita di sfilata provoca uno stato di trance, la trasparenza di un abito di voile che mostra quasi tutto, o quasi nulla. Emozione. Uno dei pezzi emblematici della collezione sono i mini-shorts o meglio il tailleur-mini-short. Noi lo adoriamo. È osé, è giovane, è irresistibile. Il modello in tweed intrecciato con argento metallico, con una giacca ampia e la purezza di un top bianco reinterpreta con stile ciò che, fino ad oggi, per la strada, non potrebbe essere considerato molto elegante… questo giocoso micro-abito non è più riservato alle giovani ragazze, ma per Chanel è diventato perfettamente adeguato.
    Zeppe di legno, stivali ricamati o provocanti cuissardes di pelle nera, con un abito blu notte con una profonda scollatura a V, o con un vestito di tweed dévorée, la donna Chanel sa di essere attesa e avanza con passo deciso. Come Karl Lagerfeld, come questa collezione, non conosce la nostalgia. Sembra fluttuare verso ciò che l’attende, verso un futuro la cui unica direzione è la libertà. E il desiderio. Come Delphine Seyrig, discreta musa di questa sfilata intima e grandiosa.
    Come se il pavimento fosse ancora sabbia grossa, lastre di pietra su cui ho camminato per incontrarti ancora una volta…

    Foto: Olivier Saillant

     
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