Elisabeth Quin

  • 8 ottobre 2012
    Par Elisabeth Quin
    PRÊT-À-PORTER PRIMAVERA-ESTATE 2013 <BR />BY ELISABETH QUIN

    PRÊT-À-PORTER PRIMAVERA-ESTATE 2013
    BY ELISABETH QUIN

    Con la collezione Primavera-Estate 2013 presentata al Grand Palais, Chanel ha voluto offrire molto più di una proposta di moda: la sfilata di martedì mattina è stata quasi una presa di posizione ecologica, come preannunciava il decoro: un campo di pale eoliche!

    Silhouette naturali e briose, movimento, lusso discreto, empatia e creatività, la sfilata ha trovato un modo originale per trasmettere un messaggio per questo autunno 2012: energia alternativa e una nuova moda!

    Chanel è pronta ad unirsi al saggista americano Jeremy Rifkin, il teorico della terza rivoluzione industriale che sostiene un’economia a bassa emissione di carbonio?

    Le modelle hanno sfilato sulla passerella in abiti coloratissimi: un tailleur pantalone color porpora abbinato ad una giacca con maniche a tre quarti bordate di verde smeraldo, un tailleur blu Klein, un abito con pantaloni in satin rosa e malva, un’ampia giacca in morbida pelle rossa, un miniabito bustier in pelle color sabbia e una serie di splendidi abiti da sera nei toni del marrone satinato che giocano sull’effetto matelassé, sulle trasparenze e sulla fluidità.

    La nuova versione del tweed iconico della Maison si esprime in un’apoteosi di colori. Semplicemente straordinario nella versione ultra-colorata usata per un lussuoso completo con giacca corta e maniche a sbuffo, o per un mini-abito dalla linea morbida con maniche a tre quarti ricamato con paillettes color bronzo ("uno strano colore bronzo dorato", come Omero descrive l’isola di Stromboli, regno di Eolo, nell’Odissea) o ancora per abiti con maniche a palloncino e a sbuffo nei toni del fuxia. Questo tweed, che sembra aver catturato tutti i colori dell’estate, si è rivelato di grande impatto visivo.

    Infine il bianco che ha sfilato in passerella sui colletti alla Peter Pan (fra i preferiti di Gabrielle Chanel), alla Pierrot e su un morbido fiocco che arricchisce ora un abito a girocollo ora un abito a polo di tweed e popeline bianco, in stile neo-Suzanne Lenglen all’Eden Roc. Bianco anche per gli abiti da sera, per una serata straordinariamente fresca e raffinata: abiti bianchi senza spalline (due corti e tre lunghi) in maglia o piquet, impreziositi da fiori o perle cabochon di Rhodoid.

    La silhouette dell’estate 2013 è slanciata e sottile (la intuiamo nell’uso straordinario che Chanel fa della maglia nera per pantaloni eleganti, grafici e sensuali) e fa l’occhiolino all’androginia, una caratteristica tipica della donna Chanel. I fianchi sono stretti, perfetti per gli abiti bustier (il pezzo forte di questa collezione), i mini-bolero e le micro-giacche. Gambe lunghissime, perfettamente simmetriche, vengono messe in mostra da micro-short e minigonne, mentre abiti a palloncino valorizzano le caviglie.

    Gli accessori della collezione sono una miscela perfetta tra modernità e l’intramontabile stile Chanel: braccialetti e collier di perle raggruppate in un insolito “effetto caviale” ed enormi cappelli con tese in pvc trasparente colorato.

    Karl Lagerfeld ha chiaramente disegnato e creato una silhouette più giovane e audace, con maggiore allure, una donna che “il soffio di Zefiro, un vento di poppa” (Omero) condurrà dolcemente verso l’estate.

  • 6 luglio 2012
    Par Elisabeth Quin
    HAUTE COUTURE AUTUNNO-INVERNO 2012/13 <BR />DI ELISABETH QUIN

    HAUTE COUTURE AUTUNNO-INVERNO 2012/13
    DI ELISABETH QUIN

    Chanel, Collezione Haute Couture, ispirazione New Vintage.

    Rivoluzione al Grand Palais! Questa imponente costruzione in vetro di 1200 metri quadrati fu inaugurata in occasione dell’Esposizione Universale del 1900 (all’epoca, Coco Chanel aveva 17 anni e viveva ancora nell’abbazia cistercense di Aubazine a Corrèze, ma era già molto abile con l’ago). Poiché il Salon d’Honneur del Grand Palais non veniva utilizzato da un secolo, Karl Lagerfeld è stato felice di poter rivelare questo tesoro segreto, trasformandolo per l’occasione in un fantasmagorico giardino urbano. Poltroncine bianche di vimini, muri grigio chiaro, pavimenti antracite, limonata, tartine ed un cielo trompe-l’œil sul soffitto creano un’atmosfera romantica, vecchio stile e meravigliosamente “urbana”. È la rinascita di un mondo proustiano o alla Thomas Mann, un mondo di sogno.

    I colori della collezione completano il quadro. Troviamo nouances di rosa e di grigio che si ispirano chiaramente alla tavolozza di Marie Laurencin, rendendo impossibile non associare la collezione ai suoi dipinti tra i quali “La jeune femme à l’écharpe”, “La femme au foulard”, “Domenica” o ancora “Les Biches”. Le ultime due tele sono conservate al Musée de l’Orangerie. Le silhouettes morbide e slanciate e il fluire dello chiffon ricordano una femminilità delicata ed eterea - alla quale l’androginia cara a Coco Chanel impedisce di cadere nel sentimentalismo – e sono conferma di una modernità audace.
    Cos’è il New Vintage, questo ossimoro che diverte Karl Lagerfeld?

    È un modo per raccontare la storicità della Maison attraverso una collezione che richiama con maestria il primo decennio del ‘900: un colletto alla Peter Pan in organza bianca e un abito svasato in velluto nero sono un omaggio a Colette; l’ispirazione agli anni Venti si riconosce nella vita bassa, nei fianchi stretti, nelle linee rigorose e nell’amore per il lamé; il richiamo agli anni Sessanta si esprime attraverso l’audacia cromatica, decisamente pop, come il rosa “bubblegum” di un abito mozzafiato o il giallo canarino; simbolo degli anni Settanta, i pantaloni a zampa e le ampie camicie con ascot, le cinture borchiate, le gandouras in stile chic gitano con profonde scollature a V e le schiene nude fino ai fianchi (davvero rare per Chanel); e poi l’epoca del glitter dell’inizio degli anni Ottanta, con i collant iridescenti.

    Un susseguirsi di rimandi in una collezione magnifica e coerente, che vale ben un ossimoro in questi tempi di crisi: una collezione lussuosamente semplice. Perché se la silhouette è lineare, senza ostentazioni o stravaganze, senza bijoux o accessori, fatta eccezione per le lunghe maniche di pelle sottilissima – prezioso tocco gotico – i materiali e i dettagli sono incredibilmente opulenti e lussuosi.

    I ricami impreziosiscono sofisticati abiti a motivi d’angora, micro-tubes rosa perla, top luccicanti di strass e tulle decorato con fiorellini di trifoglio. Composizioni eteree di piume create da Lemarié rendono indimenticabili un lungo mantello di impalpabile tulle bianco ricamato con piume sottili a forma di cuore e uno straordinario abito da sposa con la gonna e il colletto alto entrambi di piume. Gli abiti da sera sono ricamati con nastri di chiffon punteggiati di camelie rosa pallido. Tweed ricamati, incredibilmente morbidi, danno vita a meravigliose giacche da sera con maniche a 3/4, a tailleur neri e bianchi e ad un robe-manteau nero, opaco e lucido nello stesso tempo. Infine, lamé blu-rosa e grigio-rosa che sfumano gradualmente dal blu verso un tramonto color melograno e dal grigio ad una splendida alba rosa, direttamente dalla tavolozza di... Marie Laurencin.

    Nel 1922, due anni prima che Laurencin dipingesse il suo “Biches”, Marc Proust morì. “Le mode cambiano, essendo nate esse stesse dal bisogno di cambiamento”, come si legge in “A l’ombre des jeunes filles en fleurs”.

    Chanel e il New Vintage, in altre parole il tempo ritrovato!

    Foto di Olivier Saillant

  • 23 maggio 2012
    Par Elisabeth Quin
    COLLEZIONE CROISIÈRE 2012/13 <BR />BY ELISABETH QUIN

    COLLEZIONE CROISIÈRE 2012/13
    BY ELISABETH QUIN

    Fontane di giovinezza per Chanel al Castello di Versailles

    È il Bosquet des Trois Fontaines del Castello di Versailles, scelto da Chanel come ambientazione per la nuova sfilata, ad impostare il tono della collezione Crociera 2012/2013. Decorato con conchiglie, rocce e fontane, il boschetto fu progettato nel 1677 da Luigi XIV, il Re Sole (un monarca carismatico, amante di Versailles, amico delle arti e uomo dai mille talenti - come un certo Karl…) e fu realizzato dal suo giardiniere André Le Nôtre. Il risultato è una collezione giovane, fresca e stravagante, moderna e barocca al tempo stesso.
    Lunedì sera, un vento di grunge fantasy soffia sui giardini di Versailles, mentre si diffondono le note di una musica per clavicembalo ed il remix electro di Michael Jackson.

    Rifacendosi allo spirito ribelle de “La Fronda”, la collezione sfoggia parrucche a caschetto nere o nei colori pastello, con frangetta e taglio sopra la nuca (tanto da richiamare alla mente l’infame ghigliottina) e indossate su lunghe code di cavallo legate con nastri. Ancora più accentuato è il trucco di queste giovani nobildonne che sfilano attraverso i labirinti di bosso e i giardini del Castello: carnagione molto pallida, stile “Twilight”, e piccole C intrecciate sotto gli occhi, quasi a rappresentare un marchio di bellezza.

    L’aspetto davvero rivoluzionario di questa collezione Crociera si svela già al passaggio delle prime modelle: provocatorie scarpe da tennis con plateau stile “streetwear de luxe”, gonne con crinolina e volant di pizzo, mélange artistico di classicismo e street style. Abbinati a scarpe da tennis dorate con plateau, pinocchietti di morbido denim chiusi da un bottone sotto il ginocchio - uno dei capi feticcio di Karl Lagerfeld – sottolineano il movimento, la giovinezza e la leggerezza nello stile. Giacche in denim senza maniche ricamate d’oro e fantasie militari creano un look opulento e non convenzionale, mentre giacche bianche in tweed – ornate con i colori della coccarda francese: rosso porpora blu e bianco - strizzano l’occhio all’eredità rivoluzionaria della Francia.

    Ci piacciono molto i pantaloni-palazzo abbinati a giacche con maniche a tre quarti ornate di pizzo, una camicetta bianca con maniche a sbuffo che fanno capolino da una giacca attillata, le minigonne fruscianti ad ogni passo, la nobile grazia delle redingote, lo stile rock delle giacche nere ricamate con paillette e chiuse con una zip, indossate su una gonna corta in marquisette. Una gonna d’oro plissé soleil abbinata ad una maglia bianca ad altezza vita è semplicemente regale, mentre inserti in rhodoïd colorato e applicazioni su candidi abiti bianchi esprimono il gusto di Chanel che mescola con successo lo stile del XVIII secolo con i materiali del XXI.

    Lasciando il Bosquet des Trois Fontaines all’imbrunire, dopo il ballo aristo-rock infuso di giovinezza, tenerezza e frivolezza (gli ingredienti per una nostalgia duratura), ci vengono in mente le parole di Jean de La Bruyère: “Il più delicato di tutti i piaceri consiste nel procurare piacere agli altri”. Chanel, appunto.

  • 9 marzo 2012
    Par Elisabeth Quin

    COLLEZIONE PRÊT-À-PORTER
    AUTUNNO-INVERNO 2012/13
    BY ELISABETH QUIN

    Adoro il cristallo, semplice e irresistibile nello spettacolare decoro del Grand Palais. Da un pavimento immacolato, luccicante come zucchero o neve, si erge una foresta di cristalli giganti, viola, bianchi, opachi o con sfumature di grigio. Un paesaggio silenzioso e alieno richiama la tradizione joaillière della Maison ed emerge come un mondo fantastico di minerali giganteschi. Affascinante, proprio come l’attenzione al dettaglio e il tocco giocoso della Maison Chanel. Dopotutto, i cristalli sono rocce dal cuore duro.

    Emblema della collezione, il cristallo impreziosisce con munificenza i collier, i risvolti dei cappotti, gli abiti in tweed, il meraviglioso maquillage di Peter Philips e le sopracciglia ricamate da Lesage. Il cristallo è una pietra misteriosa, quasi magica per la sua luminosità, costituita da un insieme ordinato di atomi che si ripetono secondo un modello regolare, in cui il più piccolo elemento è riprodotto per formare una struttura reticolare: la massa di atomi che forma la solida roccia.
    La silhouette Chanel per il prossimo autunno non manca di spirito, ritmo e fascino. Teste che appaiono più minute con i capelli lisci raccolti all’indietro e asimmetrici sandali in pelle dall’effetto invecchiato, altissimi tacchi in plexiglass decorati con cristalli, pantaloni attillati e leggings preziosi che aderiscono come una seconda pelle, per una allure più accentuata.

    Un’allure multiforme e ultraseducente: lo streetwear è rappresentato dai ricami e dal taglio sapiente di un parka in tweed; la femminilità e la sovrapposizione costituiscono il cuore della collezione. Gonne svasate sono abbinate a pantaloni ultra-raffinati chiusi da un bottone e giacche in tweed. Questo ensemble si trasforma con sontuosi cappottini indossati su abiti in tweed dal taglio perfetto, audaci leggings verde-muschio, una giacca ametista e una gonna abbottonata lateralmente, o con un completo estremamente casual in pizzo grigio-tortora laminato: pantaloni, abito e blazer.

    L’accessorio del momento è il cappuccio: onnipresente e giocoso, lussuoso quando è oversize o ricamato con minuscoli cristalli. Il cappuccio sottolinea una femminilità moderna che si muove al ritmo della vita di tutti i giorni, quella della donna Chanel costantemente immersa nella società complessa e frenetica in cui vive.
    Abbigliamento abituale fra bambini, monaci e rapper, il cappuccio cela il volto mentre ne esalta i tratti, proteggendoli…
    Applicazioni di piume nei toni pacati del bosco in autunno decorano il collo e le spalle di un cappotto o di una giacca interamente ricamata.

    Meravigliosi cappotti lunghi in tweed, con martingala, sono indossati con disinvoltura Chanel e – perché no? – con le mani in tasca.
    Jeans color ametista o smeraldo striati con cuciture luccicanti conferiscono un tocco in più all’insieme irresistibile di pantaloni in tweed grigio e bianco, un maxi pull a quadri lavorato a maglia ed una chèche con una strepitosa stampa a mosaico. Ed ecco, all’improvviso, una visione eterea piena di poesia: una vestale d’inverno avanza con un semplicissimo abito di voile nero ed una chèche antracite intorno al collo.

    Sontuosi gioielli arricchiscono l’intera collezione, affermando il potere del minerale e la sua armonia femminile: bracciali sovrapposti in metallo impreziositi da cristalli, plastron decorati di turchesi e di gemme dal colore della tempesta e collier ricamati con cristalli, in stile anni ‘70.

    Foto Backstage by Benoît Peverelli

  • 3 febbraio 2012
    Par Elisabeth Quin
    SFILATA HAUTE COUTURE <BR />
PRIMAVERA-ESTATE 2012 <BR />
BY ELISABETH QUIN <BR />

    SFILATA HAUTE COUTURE
    PRIMAVERA-ESTATE 2012
    BY ELISABETH QUIN

    Evasione dello spirito. Un volo d’amore che non si stacca mai dal suolo! L’intera collezione Haute Couture Primavera-Estate 2012 ne è permeata: amore per l’eccellenza, per i materiali, per la capacità di incantare il pubblico e per il prezioso savoir-faire degli artigiani della Maison Chanel. Non manca tuttavia un po’ di humor in stile… “Catch me if you can”: martedì 24 gennaio al Grand Palais, all’interno della cabina di un aereo perfettamente ricostruita, si respira un je-ne-sais-quoi degli spensierati anni Sessanta e del mito del viaggio in aereo a bordo della famosa compagnia Pan Am. Hostess dall’aria maliziosa, linee essenziali ed una sobria eleganza danno il benvenuto nel 2012. Nessuna Business Class, qui tutti sono seduti in Prima Classe – questa è la democrazia secondo Chanel!

    Mentre soffici nuvole prendono forma sopra le nostre teste, in netto contrasto con le norme di costruzione degli aerei, la collezione inizia con una serie di abitini da giorno, di una purezza straordinaria, con colli rouleau, punto vita basso e tasche sotto i fianchi che invogliano ad assumere l’atteggiamento emblematico di questa collezione: le mani in tasca. Le mani libere da qualunque accessorio, le menti libere dalle costrizioni borghesi, una disinvoltura molto Coco Chanel, l’eleganza con un pizzico di insolenza. Come si addice ad una collezione sospesa tra cielo e terra, la Couture declina tutte le sfumature di blu, sinonimo di infinito, ma anche di opulenza e regalità. Ardesia, zaffiro, lavanda, turchese, cobalto, blu notte e blu marine, senza dimenticare il nero, così caro a Chanel.

    Tutte le sfumature sono rese più evidenti dai giochi di luce creati dalle paillette e dai ricami di cristalli cabochon, piume e strass. Dall’opaco al lucido, tutti avremmo voluto toccare quell’abito rivestito di paillette blu, con maniche a sbuffo e ricamato con motivi che evocano sia l’arcobaleno che la coda di un pavone. Abbiamo immaginato di accarezzare delicatamente la lunga gonna di tweed grigio-blu, ricamata con fili iridescenti, che sul fondo si trasforma come per magia in pizzo. Lunghi cappottini neri, un audace tubino nero con bretelle che si incrociano attorno al collo e che disegnano una scollatura in netto contrasto con la grazia eccentrica delle maniche plissettate ricorda un uccello del paradiso.

    Una straordinaria collezione che spazia tra la silhouette degli anni Venti, il design grafico degli anni Sessanta e il punk furioso e imbronciato degli anni Ottanta, con acconciature in stile moicano, accentuate per contrasto da sontuosi bijoux per capelli, molto lontani dalla tipica estetica punk. Camelie luccicanti, lune incastonate di gemme, piume che si levano con un fruscio celestiale e calze sopra il ginocchio ricamate con costellazioni di stelle si uniscono al pantheon degli oggetti del desiderio presenti nella collezione.

    Una nuvola percorre la cabina – che tocco di classe! Questo vaporoso abito da sera è di una purezza commovente, proprio come le nuvole. La sfilata è giunta alla fine. Sollevando lo sguardo verso il soffitto di vetro, scorgiamo il cielo stellato.
    “Un jet supersonico taglia i miei pensieri con un Bang, lasciando nel cielo la sua sigla, silenziosa, ondulata, bianca” (Louis Aragon)

  • 14 dicembre 2011
    Par Elisabeth Quin
    MÉTIERS D’ART PARIS-BOMBAY <BR />
BY ELISABETH QUIN

    MÉTIERS D’ART PARIS-BOMBAY
    BY ELISABETH QUIN

    Un profumo di gelsomino si sprigiona dalla Galerie Courbe del Grand Palais; insolito per Parigi nel mese di dicembre. Travi metalliche sostengono enormi lampadari di cristallo. Vecchi muri di mattoni sono ricoperti di marmo grigio chiaro, scolpito come la facciata di un palazzo Mogol. Una fantasia da sogno. Cesti carichi di manghi, rose e pistacchi sono illuminati dalla luce dorata delle candele. Un trenino d’argento corre senza mai fermarsi lungo il binario elettrico posto intorno ad un banchetto principesco, sontuoso come non si è mai visto ad ovest di Jaisalmer.

    Sbuffa il camino con la doppia C di Chanel. Questo grazioso Dar(jee)ling Express è un’allegoria della sfilata: un viaggiare senza muoversi, fuori dal tempo, in un’India immaginaria ricreata da Karl Lagerfeld e Chanel nel Grand Palais dei Maharaja, per rendere omaggio ai Métiers d’Art, così preziosi per la Maison. Un’incontro del tutto ovvio: l’India è fatta per Chanel. La stessa Coco Chanel, sul finire degli anni Cinquanta e all’inizio degli anni Sessanta, aveva disegnato alcuni modelli ispirati all’abbigliamento indiano.

    I tessuti utilizzati sono estremamente pregiati: broccato di seta, lamé d’oro e d’argento, crêpe, satin duchesse, perle, ricami, motivi floreali mogol dipinti a mano e cascate di perle.
    Gli androgini abiti tradizionali sono rivisitati con allegria e grazia leggera: bianchi jodhpur sotto una giacca aderente in tweed bianco; sinuosi pantaloni pigiama “salwar” indossati sotto fluenti tuniche “kameez” tempestate di strass o decorate con fasci di grano dorato su sfondo nero; sari e pantaloni da odalisca in velluto color melograno e ricoperti di strass, abbinati a raffinati salwar o a stivali alti con zip in morbida pelle bianca stampata. I caratteristici drappeggi fluttuano in modo sensuale in un fruscio di gonne da odalisca, vera firma di questa collezione. Splendida la redingote militare tempestata di strass, le diverse interpretazioni dell’achkan e la giacca di broccato con il classico collo Nehru, le tasche luccicanti di specchietti e le decorazioni di perle barocche.

    Adoriamo le giacche militari da motociclista ricamate con paillette dorate e indossate su una gonna bianca svasata a pannelli, decorata con galloni dorati, perfetta per un derviscio turbinante. Ci sentiamo svenire alla vista della giacca con le spalle ricoperte di diamanti e al crepitio del “rani pink”, il caldo rosa indiano, sontuosamente domato da una giacca di tweed indossata sopra pantaloni da odalisca in lamé d’oro ed un tailleur su misura nero e rosa. Rimaniamo affascinati da un fantasioso abito da sera bianco e dalla sua “dupatta”, una lunga sciarpa di voile. Il Fuggitivo, come direbbe il poeta Rabindranath Tagore.

    I sandali bassi da vestale nelle varie versioni conferiscono un’allure fluida e giovanile, in contrapposizione con scarpe neo-rock ispirate alle mojari e a stivaletti piatti ricamati con paillette dorate che si rifanno alla Swinging London. I manicotti-bijoux in pelle o di rete argentata e i capelli arruffati tipo rasta conferiscono un tocco hippie di lusso all’atmosfera Goa anni Settanta della psichedelica colonna sonora di Michel Gaubert.

    Alla fine, questa incantevole collezione Métiers d’Art, dedicata al savoir-faire degli artigiani, celebra un’India immaginaria. Eppure l’allure ultra-moderna della sua eroina, androgina e femminile al tempo stesso, attinge al patrimonio spirituale indiano: Shiva e Shakti, il principio maschile e quello femminile uniti e riconciliati. La donna Chanel ha trovato il suo dharma.

    Foto © Olivier Saillant

  • 13 ottobre 2011
    Par Elisabeth Quin
     CHANEL, LA MIA VITA SOTTOMARINA 
BY ELISABETH QUIN

    CHANEL, LA MIA VITA SOTTOMARINA BY ELISABETH QUIN

     Jules Verne? Wes Anderson? Georges Méliès? Ventimila leghe sotto i mari? Questa straordinaria ricostruzione dei fondali marini, con un paesaggio bianco immacolato di alghe, razze, squali e conchiglie, suggerisce con candore un sogno e un’idea ottimistica della moda.

    Siamo catturati da un sogno stravagante, rimaniamo incantati da questo decoro incredibile e nell’attesa dell’inizio della sfilata non ci resta che tentare di immaginare in che modo sia stato interpretato il tema sottomarino che caratterizza l’intera collezione.

    Un vero capolavoro: apparentemente semplice, ma mai banale. In programma nessuna sirena in abiti aderenti. C’erano invece delle silhouette giovani e leggere più che mai. Gambe lunghe e affusolate, abiti e gonne che scoprono le ginocchia, maglie morbide e lussuose, splendidi maglioni bianchi indossati su gonne ampie, l’immagine stessa dell’eleganza senza pretese. Ci siamo innamorati dei mini short in denim laminato indossati sotto giacche fluide, del top ricamato come fosse un letto di anemoni di mare, delle giacche tagliate in modo sensuale sulla schiena, dell’abito ricamato con scaglie color bronzo. Sembra che la collezione abbia catturato il luccichio del sole sulle onde.

    Il tweed è reso iridescente dal lurex e dalle applicazioni in madreperla. Un lavoro accurato sui materiali sottolinea la modernità e l’energia delle silhouette: rhodoid, neoprene e plastica accentuano la sensazione di luminosità. Una giacca da motociclista in pizzo di silicone disegnata da Sophie Halette è bordata con passamaneria di plastica nera, creando un look estrememante raffinato. È come se due mani si fossero immerse nella schiuma del mare e ne fossero uscite con un giubbotto.

    Un sottile umorismo pervade la collezione. Gli abiti con le spalle ricamate presentano un tromp-l’oeil di alghe di pizzo sotto la vita. Karl Lagerfeld si è divertito più che mai!

    Tacchi a forma di corallo o di conchiglie ricoperte di perle, orecchini e anelli a forma di ricci di mare, pochette a forma di conchiglia, borse rettangolari matelassé incatenate come certi pacchi recuperati dalla dogana del mare hanno incantato il pubblico. Indimenticabili, gli stivaletti bianchi e neri o argentati hanno conferito movimento alle silhouette e creato una sottile atmosfera Swinging London tipica degli anni Sessanta.
    Gli abiti da sera sono sontuosi, ma giovanili, con lunghezze al di sopra della caviglia, volumi leggeri, pizzi, gemme, ricami luccicanti, uno spirito etereo in armonia con cielo e mare.

    La perla, motivo iconico della Maison Chanel, era nel suo elemento naturale! Montata su delicate cinture di alcuni abiti corti, si è trasformata in un ricamo sulla pelle per creare una linea pressoché surreale lungo la schiena.
    Leggerezza, creatività e ricercatezza, per una collezione fortemente rigenerante che si conclude con l’apparizione botticelliana della cantante Florence Welch, uscita da una conchiglia gigante per esibirsi con l’accompagnamento di un’arpa.

    Mentre la sua voce straordinaria echeggiava nel Grand Palais, pensavo alle parole di Paul Valéry in “Il cimitero sul mare”:
    “Una brezza, venuta dal mare,
    ristora la mia anima… Oh potente respiro salmastro!
    Corriamo incontro alle onde per ritornare di nuovo a vivere!”

    Questa collezione esprimeva esattamente questo spirito, era pura vita!

    Foto @ Olivier Saillant

  • 13 luglio 2011
    Par Elisabeth Quin
    LA SFILATA HAUTE COUTURE <BR />BY ELISABETH QUIN

    LA SFILATA HAUTE COUTURE
    BY ELISABETH QUIN

    Dalle vertiginose altezze della fantasia, arroccata in cima ad una colonna bianca e nera, in una ricostruzione di Place Vendôme, una Coco Chanel monocroma di certo non intratteneva gli ospiti della sfilata Haute Couture al Grand Palais, ma, impassibile, osservava con distacco l’irrequietezza del mondo della moda, dell’intero secolo, in una sera d’estate del 2011… Sfrontata, con un’irriverente prospettiva dal basso verso l’alto tale che, alzando lo sguardo verso Coco, riuscivamo a vedere sotto la sua gonna… Ci immaginiamo il dietro le quinte della moda. Ancora una volta Karl Lagerfeld si è divertito in modo affettuoso con la sua musa. La collezione Haute Couture ci conduce in modo straordinario attraverso le silhouette, le icone e i simboli che costituiscono l’estetica Chanel, dal 1880 ad oggi.

    Nel 2011, tratti androgini si mescolano ad uno stile estremamente femminile, il lusso rifiuta l’ostentazione e dettagli rock spezzano nettamente la lineare purezza dell’eleganza. Un abito da sera fucsia con scollo a barchetta è abbinato a maliziosi guanti senza dita in voile nero ricamato. Le note rock sono sottolineate da una cerniera stile motociclista che percorre su tutta la lunghezza un tailleur da sera matelassé, ricoperto di paillette e finemente ricamato. Le piume, i voile e le frange di pizzo regalano alle modelle l’allure di cigni bianchi e neri.
    Lagerfeld propone delle rivisitazioni di gonne Godet, giacche sontuose, colletti alla Peter Pan, tailleur senza colletto o dal taglio dritto, spalle tagliate in modo sensuale, brillanti “trompe-l’oeil” di bottoni di strass ed ancora colli alti alla Karl che esaltano l’eleganza di una silhouette slanciata. Stivali bicolore, trasparenti o interamente ricamati di Massaro trasmettono giovinezza e movimento.

    Nel 1880 la paglietta diventa l’accessorio principe. Ritorna anche oggi, onnipresente, ornata di piume, tulle o nastri, ricamata, ricoperta di camelie, rivestita di tweed, adatta ad ogni occasione, la paglietta sottolinea l’intera collezione come un punto esclamativo. Legata indissolubilmente a Coco Chanel che, amandola per la sua semplicità, prese ispirazione dall’abbigliamento dei vogatori e degli appassionati di ciclismo all’inizio del XX secolo e la fece subito propria. La notte stellata al Grand Palais ricorda il dipinto di Renoir del 1881 “Le déjeuner des canotiers” alla Maison Fournaise a Chatou, Francia. Un ritornello tipico dei canottieri recita così: “Con le loro canottiere e i cappelli di paglia, i rematori sono più eleganti di tutti quei giovani dandy!” (da “Canotage, Glouglou, Stella et Mignonne” di Alain Chartier, 1859).
    Risultato: un continuo rimando ai decenni passati riproposti in chiave moderna, per esaltare una silhouette giovane, sempre elegante... con un tocco di impertinenza.

    Guardate l’intera sfilata su www.chanel.com

  • 19 maggio 2011
    Par Elisabeth Quin
    EDEN-ROC, COLLEZIONE CROISIÈRE  <br />BY ELISABETH QUIN

    EDEN-ROC, COLLEZIONE CROISIÈRE
    BY ELISABETH QUIN

    “Un'atmosfera luminosa e frizzante sospesa fra le stelle”. Così, negli anni Venti, lo scrittore Scott Fitzgerald descriveva la magia della Costa Azzurra: la stessa magia si respirava durante la sfilata Croisière all’Eden-Roc, lunedì 9 maggio.
    Dopo aver attraversato la pineta incantata dell’Hôtel du Cap, Vanessa Paradis, Carolina di Monaco, Anna Mouglalis, Blake Lively e pochi altri fortunati hanno preso posto ai tavoli situati lungo la passerella che porta al mare. Anche la Terra sembrava adeguarsi ai sottili dettami della Primavera. I modelli che hanno sfilato per primi hanno subito definito il carattere di questa collezione Croisière: molto femminile, molto sexy e molto glamour, proprio come desiderava Karl Lagerfeld. Meno “young in the Sixties” rispetto alla collezione Croisière 2010-11 di Saint-Tropez e ricca invece di riferimenti alla storia della Costa Azzurra degli anni Venti, Trenta e Quaranta, ma priva di nostalgia, poiché la nostalgia è nemica del movimento. Riflettori puntati sui tailleur giallo narciso e porpora molto attillati, quasi una seconda pelle, in contrasto con fantastici stivali futuristici neo-giapponesi, aperti in punta: il risultato è una silhouette slanciata e un’allure contemporanea!
    Il nero e il bianco simmetrici di un gilé e di un mantello dalle linee morbide richiamano un dipinto di Fernand Léger degli anni Venti. Una serie di costumi da bagno molto sgambati e ricoperti di strass richiama le bizzarrie di Marie-Laure e Charles de Noailles e il loro film d’avanguardia sulla ginnastica “Biceps et Bijoux”. Co-protagonisti della collezione splendidi gioielli e meravigliose pietre. Il classico tubino nero che incarna l’essenza di Chanel è impreziosito da un collier Comète di diamanti, adagiato sul decolleté di Karolina Kurkova. Qui, su questa Riviera leggendaria, in questo mondo sospeso tra sogno e realtà, i bijoux - come i marchesi - escono alle cinque in punto per un bagno in mare. "Il sale marino corrode i decori dei costumi, i diamanti invece adorano l’acqua di mare. Basta con gli ormai superati dettami della moda che impongono di indossare i gioielli solo di sera!", scherza Karl Lagerfeld.
    Come nella scena di un film, Kristen Mc Menamy sfila circondata da ragazzi belli come il sole. All’improvviso, un profumo di Hollywood si diffonde nell’aria della sera, come se Rita Hayworth, simbolo degli anni 40 e moglie di Ali Khan, fosse tra noi... eppure è lontana anni luce... “glam oblige”. Questi personaggi in cardigan a coste e trench leggeri avrebbero potuto essere Beau Gosse, Perlouse e La Championne de Tennis di “Le Train Bleu”, l’operetta musicale scritta da Cocteau e Milhaud per cui Coco Chanel realizzò i costumi nel 1924.
    Dopo l’eleganza senza tempo della splendida collezione Croisière, con le sue muse del passato e del presente, gli ospiti si sono accomodati su piccole sedie in legno per assistere al film di Karl Lagerfeld “Tale of a Fairy”. Girato in tre giorni dallo stesso Karl Lagerfeld. Alternando nero, bianco e colore, il film esplora l’androginia e le alterne vicende del cuore ed è stato accolto con grande entusiasmo dal pubblico.
    Considerata l’emozione, l’intensità dei tre personaggi femminili e la convincente regia (che richiama lo stile di Ophüls e di Thomas Winterberg), il film era atteso con ansia. La Fairy lascia il posto a Ferry. Il “dandy coroner” Brian Ferry si è infatti esibito in un concerto molto intimo, perfettamente in armonia con la magica eleganza dell’ Eden-Roc e della collezione Croisière. “Love is the drug. Beauty is a manifesto”.

  • 2 maggio 2011
    Par Elisabeth Quin
    IL GIORNO IN CUI MOBILE&nbsp;ART ATTERRÒ  <br/>ALL’ISTITUTO DEL MONDO ARABO... <br/>BY ELISABETH QUIN

    IL GIORNO IN CUI MOBILE ART ATTERRÒ
    ALL’ISTITUTO DEL MONDO ARABO...
    BY ELISABETH QUIN

    Un’astronave sensuale e pacifica. Un sogno futurista. Un grande animale addormentato, tenero e luminoso. L’arrivo di Mobile Art di Zaha Hadid nella piazza davanti all’Istituto del mondo arabo (IMA) a Parigi sembra un’allucinazione, la sua presenza è invece forte e reale.
    Dopo aver fatto tappa a Hong Kong, Tokyo e New York nel 2008, esponendo le opere di artisti contemporanei ispirati ai simboli della Maison Chanel, il padiglione ha trovato casa.
    Progettato nel 2007, fu commissionato per Chanel da Karl Lagerfeld, grande ammiratore del lavoro di Zaha Hadid. "Disegna un padiglione per me!", le disse. E fu così che nacque “Mobile Art”.
    Il risultato fu un padiglione mobile di forma ellittica di 80 tonnellate, lungo 45 metri e con una superficie di 700m2.
    Chanel ha donato Mobile Art all’IMA su richiesta del suo presidente, Dominique Baudis. Non è stata però una sponsorizzazione aziendale, bensì una semplice donazione, senza altri scopi, motivata unicamente dalla passione di Chanel per l’arte.
    Per celebrare questo triplice avvenimento - architettonico, urbanistico e politico - il 28 aprile l’IMA ha ospitato una serata alla quale erano presenti Karl Lagerfeld e i due “starchitectes” Zaha Hadid e Jean Nouvel, vincitori del premio Pritzker.
    Mobile Art è la prima opera parigina di questo architetto inglese di origine irachena. La sua installazione nella piazza davanti all’Istituto del mondo arabo inaugura un emozionante dialogo tra due capolavori: l’edificio dell’IMA, progettato da Jean Nouvel nel 1981 e inaugurato nel 1987, parallelepipedo perfetto, imponente, decorato con moucharabiehs, tipici della tradizione architettonica araba, e Mobile Art che unisce intuizione e costruttivismo con le sue forme organiche e la sua “pelle” interiore.
    Due modi diversi di concepire l’architettura, due princìpi, uno maschile, l’altro assolutamente femminile e sensibile.
    Il dialogo è iniziato. Forme contrastanti e complementari. Osmosi magica. Dopo la mostra inaugurale - “Zaha Hadid: un’architettura” - che conduce il visitatore a scoprire l’affascinante ricerca di Hadid sul Parametricismo, da ottobre 2011 Mobile Art ospiterà l’arte contemporanea del mondo arabo.
    “Viviamo tra cemento e sogni”, afferma Adam Zagajewski, uno dei poeti presenti all’inaugurazione. Il sogno è proprio qui, sulla piazza davanti all’IMA.

    Foto: Delphine Achard

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